Parodontiti: cosa sono e perché curarle.


L’importanza di avere una bocca sana.

È un'infezione profonda dei tessuti di sostegno del dente che può portare alla perdita di uno o più denti ed aumentare il rischio di sviluppare altre patologie sistemiche.

A volte capita che le gengive si arrossino, sanguinino o diano fastidio. All’origine di ciò molte volte c’è solo un’infiammazione superficiale e transitoria come una gengivite. Altre volte invece sintomi simili, anche molto lievi o addirittura impercettibili, celano un problema più serio: una parodontite che consiste in un'infezione profonda dei tessuti di sostegno del dente che può portare alla perdita di uno o più denti ed aumentare il rischio di sviluppare altre patologie sistemiche. Per saperne di più sull’argomento abbiamo intervistato il dott. Maurizio Ciatti, Medico Chirurgo Specialista in Odontostomatologia ed in Chirurgia Maxillo-Facciale di Varese.

Dottor Ciatti ci spieghi cosa sono queste parodontiti e perché si sviluppano?

La parodontite è una malattia dei tessuti di supporto del dente (gengiva-legamento parodontale-osso). Si tratta di una patologia infettiva causata da particolari batteri che si annidano nelle tasche e nei solchi gengivali che determinano un’infiammazione persistente che causa il deterioramento progressivo delle strutture di sostegno del dente fino a causarne la caduta.

La probabilità di soffrire di questa patologia varia tra le persone perché un ruolo chiave è dato dalla predisposizione, su base genetica, a ospitare nella bocca i microrganismi patogeni che la provocano e la contemporanea incapacità del sistema immunitario di contrastarli.

Che differenza c’è tra gengivite e parodontite?

La gengivite, come dice la parola stessa, indica un’infiammazione della gengiva. Questa è reversibile ed una volta superata la fase acuta, mediante accurato trattamento igienico professionale e domiciliare, la gengivite non lascia segni, si ha la guarigione completa.

La parodontite, invece, è l’infiammazione di tutti i tessuti di sostegno del dente ed il danno che crea è irreversibile, questo è evidenziabile tramite il sondaggio del solco gengivale.

Quando il solco è lesionato, si ha quindi una tasca, il solco può avere una profondità maggiore di 5 millimetri.

Ad oggi non si sa se la predisposizione a sviluppare gengiviti si associ alla successiva e più grave parodontite, è noto però che la parodontite si associa sempre a gengivite.

È possibile fare auto diagnosi di parodontite?

Purtroppo è una patologia subdola perché nella maggior parte dei casi non provoca dolore e ciò è uno dei maggiori limiti alla diagnosi perché il paziente, non sentendo dolore, non richiede un controllo dal dentista. Cosa che non accade ad esempio con una pulpite perché il dolore acuto spinge il paziente a recarsi tempestivamente dal dentista. La parodontite invece può portare alla perdita del dente senza mai provocare dolore. Un’ infiammazione della gengiva o un sanguinamento della stessa devono essere letti come dei campanelli d’allarme, a questi vanno aggiunti l'aumentata mobilità dentaria e la retrazione delle gengive. Questi segnali devono spingere il paziente ad un controllo dallo specialista.

Qual è la cura per la parodontite?

Prima di tutto bisogna dire che la propensione alla parodontite non può essere eliminata, ma la malattia può essere tenuta sotto controllo così come avviene ad esempio per il diabete.

Il trattamento delle parodontiti avviene in 3 fasi, la prima è una terapia diretta a rimuovere la causa, quindi l’infezione, con la pulizia profonda delle radici dei denti che presentano tasche effettuata dall’igienista dentale. La procedura di igiene, oggi chiamata levigatura radicolare, prevede 4 o più sedute. Queste possono essere effettuate una volta alla settimana oppure si può effettuare una disinfezione totale della bocca in due sedute di 2 - 3 ore effettuate a distanza di 24 ore. Vengono utilizzati anche degli anti settici orali a base di clorexidina sia durante il trattamento professionale sia nei giorni successivi.

Così facendo si elimina l’infezione; il paziente però deve essere motivato e collaborare impegnandosi, curando quotidianamente l’igiene orale (seguendo le istruzioni dell’Odontoiatra e dell’Igienista Dentale) ed evitando fattori promuoventi come il fumo.

La seconda fase prevede una rivalutazione e, se la malattia è stabilizzata, si procede con le altre cure odontoiatriche necessarie (otturazioni, protesi) e l’ eventuale estrazione degli elementi non più recuperabili. L a terza fase è costituita d al mantenimento : questa riguarda tutti i pazienti ed è sempre essenziale.

Cosa può comportare una parodontite che non viene curata?

La parodontite porta nel tempo alla perdita dei denti interessati a causa del riassorbimento osseo provocato dall’infezione. Oltre a ciò può aggravare altre patologie del paziente. I batteri che causano la parodontopatia possono facilmente entrare in circolo attraverso la mucosa della bocca diffondendosi ai diversi organi ed apparati, aumentando così la possibilità di infezioni a distanza, specie in soggetti già affetti da altre patologie (diabete, cardiopatie, immunodepressione ecc) o stati fisiologici (gravidanza ed età avanzata). Oltre a ciò l’infiammazione associata all’infezione gengivale cronica determina un aumento degli indici infiammatori sistemici che a loro volta accrescono il rischio di patologie cardiovascolari e vanno ad esacerbare i fenomeni arteriosclerotici o malattie com e l’artrite reumatoide, connettiviti evasculiti.



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