"Essere medico al tempo del #coronavirus"

di Maurizio Ciatti, medico-chirurgo, specialista in Odontostomatologia e Chirurgia maxillo-facciale.



La prevenzione delle cosiddette infezioni crociate, quelle che si diffondono da paziente a paziente nei luoghi di cura, è diventata una pratica diffusa negli studi odontoiatrici, soprattutto a partire dagli anni '80, quando il timore che l'Aids potesse diventare un'epidemia grave quanto la peste, spinse tutto il mondo sanitario a intensificare le azioni per scongiurare questo pericolo.


Guanti e mascherine monouso per proteggere pazienti e operatori, procedure sempre più accurate per la sterilizzazione dei ferri chirurgici e disinfettanti a base di sostanze in grado di annientare virus e batteri, per sanificare gli ambienti: sono strumenti e pratiche abitualmente in uso nei nostri studi odontoiatrici, che garantiscono al paziente piena sicurezza.


Anche dal coronavirus, verrebbe da chiedersi? Di questo argomento se ne sta parlando molto in questi giorni. Le indicazioni più ragionevoli le hanno date il Ministero della Salute, per noi Regione Lombardia e l'Associazione nazionale dentisti italiani: considerando che le cure odontoiatriche non sono mai cure "salva vita", è bene invitare i cittadini con sintomi influenzali, con raffreddore o congiuntivite, a rimandare di qualche giorno l'appuntamento con il proprio dentista, a titolo precauzionale.


L'andamento dell'epidemia mi ha poi spinto a decidere insieme a mio figlio Alberto di tenere aperto lo Studio solo per le urgenze, come spiego in questa intervista....




Quel che dispiace di più, invece, è che in un'epoca dove l'informazione è messa al centro della nostra vita, si stia imponendo una sorta di informazione "fast", sempre più veloce e aggiornata in tempo reale, ma spesso non verificata, né suffragata da alcun approfondimento. Evidentemente a imperare è l'interesse economico di chi vuole attrarre lettori sui propri siti web, più che il desiderio di informare correttamente.


Le notizie sul coronavirus hanno monopolizzato l'attenzione, appaiono ovunque, sui siti web degli organi istituzionali come su quelli degli organi di informazione, ma anche sui social network più disparati. Il risultato? Tanta confusione, perché il lettore finisce per mettere tutto sullo stesso piano, per non parlare di quando le informazioni trovate in rete sono tra loro contraddittorie: a chi dare ragione, a chi credere?


Bisogna allora usare il buon senso ed evitare qualsiasi allarmismo. E meglio ancora attenersi alle indicazioni del Ministero della Salute che, tra l'altro, ha messo a disposizione un numero nazionale (1500) per chi volesse avere informazioni accurate sul coronavirus. Anche Regione Lombardia ha attivato un numero verde (800.894.545). Il 112, invece, in questo frangente - ricordiamolo - è da usare solo ed esclusivamente per la segnalazione dei casi.



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